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Marted́ 07 Settembre 2010
 
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Cinema/ Ritorna A-Team, missione in Iraq
Esce nei cinema il film ispirato alla serie tv cult degli anni '80
di Rossella Galletti
30.07.2010

 
 

Il cinema Hollywoodiano è alla frutta: dopo “Charlie’s Angels,” “Starsky & Hutch”, “Sex and the city”, è ora il turno di “A–Team”. A ventitré anni dalla chiusura del telefilm, il 18 giugno è uscito nelle sale cinematografiche italiane A–Team, il film ispirato alla serie televisiva creata da Stephen J.Cannell che nel 1983 per la prima volta fece il suo ingresso nelle case degli americani. In Italia sbarcò nel 1984 e fu subito un successo. Protagonisti erano quattro reduci della guerra in Vietnam ricercati ingiustamente dall’esercito per un crimine non commesso. Inutile dirlo: non venivano mai catturati. Nel corso delle loro avventure per sfuggire la galera si prodigavano ad aiutare i più deboli in nome di una giustizia che non mieteva vittime. Pensato come un telefilm d’azione destinato ad un pubblico di famiglie, a morire erano in pochi, il divertimento l’aveva di gran lunga vinta sulla violenza. I personaggi erano così originali da diventare una leggenda. L’adattamento cinematografico della 20th Century Fox è al contrario deludente, il contesto storico è cambiato: la guerra è quella contro l’Iraq; i protagonisti sono molto meno caratterizzati rispetto agli originari: Liam Neeson nei panni del colonnello Hannibal Smith è meno convincente di George Peppard, l’attore che molti ricorderanno anche per aver affiancato Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”, così come lo è Quinton “Rampage” Jackson in quelli di B.A. Baracus, all’epoca interpretato dall’indimenticabile Mr.T; più azzeccati Sharlto Copley e Bradley Cooper nelle vesti di Murdock e Sberla. La regia di Joe Carnahan è confusa e poco credibile: il fulcro del film sono le costosissime scene spettacolari tanto eccessive quanto finte, cosicché il plot e gli attori sembrano svolgere una funzione di cornice agli effetti speciali.
La povertà dei contenuti è arrivata alle stelle. Il passaggio dal piccolo al grande schermo è diventato consuetudine oggi che le “grandi menti” degli studios statunitensi sono a corto di idee. La maggior parte dei film d’oltreoceano trasmessi nei nostri cinema sono remake di serie tv cult degli anni ’70 e ’80. Il risultato è scontato: un film mainstream rocambolesco ad alto budget con tanti effetti speciali e per niente originale. Stesso destino spetta alle graphic novels, una per tutte “Spiderman”, trasportate sul grande schermo con esiti simili. In questo periodo di atrofia creativa, noi ricorderemo con nostalgia le parole con cui si apriva ogni episodio di A–Team: «Dieci anni fa gli uomini del commando specializzato operante in Vietnam vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A–Team»

 
 
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