Le mani danzanti di Morricone

Alla Reggia di Caserta il maestro celebra 60 anni di carriera e pezzi memorabili

    di Livia Iannotta

Ennio Morricone ha un paio di mani scattanti e nodose, messe a danzare nella calura d’inizio estate di fronte a quattromila spettatori religiosamente assorti. Consacra due ore alla musica, affidando 89 anni a una sedia girevole modello ufficio, camuffata da una piccola ringhiera dorata. Ennio Morricone è una sagoma canuta, in giacca gessata e dolcevita pece. A soccorrere le ginocchia sono i fili impercettibili di un ardore sprezzante dell'età: Morricone è tutto braccia. Fluttua nervosamente la bacchetta a ogni cambio di nota, da seduto, in testa a una cavalleria di strumentisti con la tempra di un rampante. E invece ne ha musicati 60, di anni di carriera, il maestro. È delle sue mani il palco, questa sera che si attacca al suono dei violini e ha la vanità di un rendez-vous esemplare.

Non c’è alcun tetto alla musica nel cortile vanvitelliano della Reggia di Caserta, dove Morricone celebra il traguardo dei sei decenni da arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra dando le spalle a una platea variegata. Giovanissimi cinefili si accomodano accanto a musicofili brizzolati, a testimoniare come questi brani siano repertorio trasversale, in cui si riconoscono generazioni diverse, meglio di altro. Meglio della politica, per esempio, che anche in questa serata si infiltra polemicamente. Perché mentre poche decine di chilometri più a sud fiamme dolose sfigurano il Vesuvio, il governatore campano De Luca compare placido tra le presenze istituzionali, incurante degli ettari del parco naturale fagocitati dal rogo. Ma questa è un’altra storia, e qui non trovano spazio le bagarre.

Quando la notte sorprende la Reggia, gli archi dell’Orchestra Roma Sinfonietta stiracchiano le corde. Vibrano gli ottoni, i legni sibilano al volteggio delle mani ossute del maestro. La carica dei duecento intona uno zibaldone dei “memorabilia”, di tanto in tanto impregnato dal calore della voce della portoghese Dulce Pontes. Al cinema, Morricone ha prestato qualcosa come 500 colonne sonore. Questa sera è solo un boccone. Un emozionante, soddisfacente boccone.

Si toccano vette di fervore sulla partitura scalpitante de “L’estati dell’oro”, il pezzo forse più sentito del concerto, dal cult western "Il buono, il brutto, il cattivo" di Sergio Leone, e qui nobilitato dalla potenza vocale del soprano Susanna Rigacci e del Coro del Teatro dell’Opera di Salerno, diretto da Tiziana Carlini. Le nocche di Morricone inteneriscono nel momento del “la” per il “Tema di Deborah”, rievocando un “C’era una volta in America” che, a discapito dell’usura del tempo, non esaurisce la carica emotiva. Poi lanciano i sodalizi con Tornatore: “Baarìa” e “Nuovo cinema paradiso”, mediterranei omaggi a un’intera cultura. È ovazione a ogni pezzo. E sul suono degli applausi il corpicino in smoking si alza, mostra il volto alla platea e si china rovesciando l’orgoglio di una conduzione magistrale sulla grata dorata che lo sorregge.

Ritroviamo il compositore civile che ha musicato pellicole come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “La classe operaia va in paradiso”, “Sostiene Pereira”, “Sacco e Vanzetti”. Fino al sottofondo de “L’ultima diligenza per Red Rock” del tarantiniano “The hateful eight”, meritevole della seconda statuetta aurea agli Oscar del 2016 e giusto coronamento di una vita spesa a musicare la settima arte. Chiude la scaletta l’intensità di “The mission”, colonna sonora cara all’artista che, su questi accordi, trent’anni fa, scommetteva per l’Oscar, soffiatogli poi da Herbie Hancock.

Morricone si congeda dal suo pubblico dopo aver bissato “L’estasi dell’oro” e “La Luz prodigiosa”. Ed esce di scena non prima di essersi piegato in uno, due, tre inchini, scortato dal fragore degli applausi prolungati per un quarto d’ora. Perfino quando l’orchestra svuota il palco, le viole riposano le corde, i clarinetti riprendono fiato, permane nell’aria di luglio, tra i presenti, quella sinfonia di sensazioni che rumoreggia in tutti gli incontri con i grandi.





Back to Top