La Hollywood che scioglie Tarantino

Il nono (e anomalo) film è un inchino al cinema che non c’è più

    di Livia Iannotta

Una punta mi sono mancati. Zampillate di sangue, crani scalpellati, quei sinuosi sciabolare di katana che fanno di Tarantino… Tarantino. Osanna al pulp, nei secoli dei secoli. Ma Quentin si è fatto “iena” di mezza età, e questo film ha una poetica matura, la più romantica dei nove. Once upon a time… in Hollywood racconta il cinema. Quella favolosa fabbrica di storie che con un fondale fantoccio e baffi alla Zapata ti porta il vecchio west in un teatro di posa. Ed è bene chiarire subito un altro punto: non vengono inscenati i fatti macabri consumati nel ’69 nella villa di Roman Polański a Cielo Drive, sebbene i protagonisti ci siano tutti. C’è Sharon Tate, c’è Polański, c’è la “Family” e il suo santone, Charles Manson, se pure in una scena lampo. L’omicidio della Tate e dei suoi tre ospiti è più un pretesto da capovolgere, un filone parallelo che sfiora appena il plot principale, per attorcigliarvisi solo sul finale.

Leonardo Di Caprio è Rick Dalton, attore irascibile e alcolizzato. Star decadente della tv, prova a balzare sul grande schermo senza successo, così il suo agente (nientemeno che Al Pacino) gli consiglia di scavalcare l’oceano per darsi ai western di Sergio Corbucci. Brad Pitt è uno stuntman jeansato (Cliff Booth), che cena mac and cheese in una roulotte e addestra un pitbull a soldatino. Periodo di magra anche per lui, così per non stare a girarsi i pollici si reinventa galoppino di Dalton. Nella villa accanto abita Polański con la moglie Sharon Tate, una scosciata Margot Robbie in stivaloni bianchi, impressionantemente somigliante all’attrice pimpante che doveva essere la Tate a 26 anni, poco prima di essere accoltellata insieme al bambino che aspettava.

Non c’è molta trama. Di Caprio e la sua controfigura attraversano in auto una qualunque giornata losangelina, dialogano, si dividono quando uno va sul set, l’altro sul tetto a riparare un’antenna. E poi di nuovo dialoghi (fighissimi!), flashback, poca irriverenza e parecchia scena. Sharon Tate che guarda Sharon Tate al cinema, Cliff che cazzotta Bruce Lee sul retro del set, Dalton che si insulta allo specchio per aver dimenticato il copione.

E alla fine dei conti più che un capolavoro diegetico è un inchino a quello che del cinema piace a Tarantino. Tutto saloon e spaghetti western, tributati dal regista ma derubricati dal suo protagonista a filmetti. È tutto citazioni, camei, amarcord. Omaggia perfino se stesso, Tarantino, quando con un lanciafiamme accende un flambé di nazisti in una sala che ricorda tanto Inglorious Basterds. Questo film è la Hollywood vista dal finestrino di un’auto, lo sfrigolare delle insegne nella città degli angeli, le locandine, il lato b del cinema, come si fa, cosa c’è dietro. Ma è anche il bozzetto di un sogno in rovina. C’era una volta e dopo no.

Non lontano dalle palme dei viottoli vip, sulla polvere di un ranch, bivaccano gli hippie intruppati da Charles Manson. Si intravede lo scuolabus nero su cui la banda scorrazzava negli anni Sessanta. Scalzi, con i capelli arruffati, gli autostoppisti della vita libera si salutano con baci sulle labbra. Ragazze, per lo più. Nella scena in cui Cliff-Pitt viene iniziato alla comune, un alone raccapricciante sbrana la narrativa ironica. Il gruppo si fa setta, in un climax tipicamente horror. Prepara allo splatter.

Che si fa attendere ma arriva, a un pugno di minuti dalla fine. Neanche troppo pirotecnico, sicuramente grottesco, classica grammatica tarantiniana subito sciolta in quel finale “fantastico” che stende una spatolata di inedita dolcezza. Là per là ci sta, primo perché vedere gli invasati della Family tritati è una goduriosa riscrittura della realtà (stesso appagamento di Django Unchained e Bastardi senza gloria); secondo perché questa è una fiaba, e come in tutte le fiabe il “c’era una volta” migra verso un obbligato “vissero felici e contenti”. Maestro, ci piaci da matti pure così. Sentimentale.

(Morale: un mastino da guardia è cosa buona e giusta).





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