Palazzo Saluzzo di Corigliano, perla della Napoli antica

Eretto nel XVI secolo, sorge su reperti greco-romani risalenti al V secolo a.C.

    di Liberato Russo

Eretto nel XVI secolo col nome di Palazzo di Sangro di Vietri per volontà del principe Giovanni de Sangro, duca di Vietri, e di sua moglie Andreina Dentice, è Palazzo Saluzzo di Corigliano, edificio storico affacciato su piazza San Domenico Maggiore, uno degli angoli più suggestivi e ricchi di storia della Napoli antica.

Per celebrare l’illustre ammissione al sedile di Nilo, nel 1506 la famiglia de Sangro acquistò il terreno sul quale sorgevano alcune strutture appartenenti alle monache della chiesa di Santa Patrizia, affidando la progettazione dell’edificio all’architetto cosentino Giovanni Francesco Donadio detto il Mormando, che sviluppò la facciata a due piani con doppio basamento ionico e plutei decorativi alle finestre.

Successivamente la proprietà passò ai Carafa di Belvedere e nel 1684 ai Gambacorta duchi di Limatola. Danneggiato dal terremoto del 1688, e restaurato malamente nella parte superiore, fu acquistato nel 1727 dal duca Agostino Saluzzo, che acquisito il titolo di duca di Corigliano, ne affidò i lavori di radicale restauro sia interno che esterno all’architetto e scenografo Filippo Buonocore: egli aggiunse un piano nobile che ospitava gli ambienti di rappresentanza, stucchi ed intagli, pitture e sculture, ma sopratutto il cabinet del duca, una fastosa stanza-pensatoio in pieno stile rococò napoletano, realizzata tra il 1739 e il 1741 in collaborazione con lo scultore Bartolomeo Granuli e l’intarsiatore Crescenzio Tombaro. Il Buonocore lasciò però inalterato l’impianto dorico del pianterreno, la scala in pietra di Genova, il portale in bugnato con timpano, le finestre e i fregi celebrativi di famiglia, oltre alle panoplie con i valori militari dei Sangro, stemmi dinastici ed effigi degli illustri abitanti. Inoltre realizzò una serie di lesene doriche e ioniche alternate ad incorniciare i balconi del primo piano.

Il duca commissionò in quegli anni anche la costruzione della Galleria Grande, che fece dipingere con scene di mitologia greca dal napoletano Fedele Fischetti, mentre nel 1802 altri restauri furono eseguiti da Antonio De Simone.

Successivamente, tra il 1812 e il 1840, l’architetto neoclassico Gaetano Genovese, al tempo tra i più noti in città, intervenne restaurando il primo piano, il portale e lo scalone interno.

Abitato dai Corigliano fino al 1935, anno in cui fu venduto da Margherita Caracciolo di Forino, seconda moglie del duca Alfonso, l’edificio divenne sede dell’INPS fino agli anni Settanta per poi essere finalmente acquistato nel 1977 dall’Università L’Orientale dopo una lunga trattativa.

Altri lavori di ristrutturazione eseguiti tra il 1982 ed il 1984 hanno riportato alla luce reperti greco-romani risalenti al V secolo a.C., tra cui un decumano inferiore e resti di una domus romana, mura e collettori fognari di epoca ellenistica e strutture abitative di età classica, medievale e rinascimentale, a testimoniare la ricchezza archeologica della zona.





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