Francesco Procopio, tutto teatro e tv

In attesa della terza stagione de L'Allieva, torna sul palco con A che servono questi quattrini

    di Vanna Morra

Eccomi dopo i primi giovedì sera orfana de L’Allieva 2, la serie di Rai 1 crime and love, con protagonisti Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale, che fino a qualche settimana fa ha tenuto incollati alla tv quasi sei milioni di persone. L’happy ending che ci aspettavamo tra Alice e C.C. c’è stato ma hanno lasciato abbastanza in sospeso tutte le altre storie che si intrecciano tra l’istituto di medicina legale e la questura. Questo ci fa sperare che la terza serie sia quasi scontata e soprattutto che arrivi quanto prima. Per colmare la mancanza di questi giovedì, dunque, faccio una chiacchierata con Francesco Procopio che ne L’Allieva è il prof. Giorgio Anceschi, medico legale e docente più adorabile dell’istituto. L’attore napoletano, levatosi il camice bianco, ci auguriamo momentaneamente, racconta che è pronto per nuovi progetti.

Francesco, sei il prof. Giorgio Anceschi de L’Allieva, la serie ha avuto grande successo in questa seconda stagione con ascolti record. Perché ci piace così tanto questa fiction?

Perché ci piace tanto? Spesso me lo chiedo anche io. Sinceramente, all’inizio ero un po’ scettico perché mi dicevo: “È una storia di giovani e loro ormai non ci stanno più davanti alla tv”. Fortunatamente mi sbagliavo di grosso sul riscontro che poi ha avuto sul pubblico. Effettivamente le storie dei giovani piace guardarle anche a chi tanto giovane non lo è più, ci fanno ricordare e rivivere i tempi in cui lo eravamo. E poi sono convinto che in tutti noi c’è un po’ di Alice.

Alessia Gazzola, l’autrice de L’Allieva, non si è sbilanciata sulla terza serie, anche se il finale aperto promette bene. Ci provo con te, è prevista?

Magari! Ti giuro che non so assolutamente niente. Lo spero tantissimo e spero anche che Anceschi sia un po’ più presente nelle storie. Però, per il momento, la produzione non mi ha comunicato niente.

Ho l’impressione che Giorgio Anceschi ti somigli molto, mi sbaglio?

Assolutamente! Pensa che quando lessi il profilo del personaggio e lo stralcio della scena per il provino, pensai che mai come in questo caso non avrei dovuto fare altro che essere me stesso. Proprio perché quel personaggio mi somigliava tantissimo, nel carattere, nei gusti musicali, nel modo di vestirsi, nel modo di parlare, nell'essere involontariamente ironico e, forse, anche un po’ impacciato e con la consapevolezza di esserlo dovuta all’esperienza ormai.

Così come ho l’impressione che il set somigli a una grande famiglia. Un aneddoto che ricordi con simpatia?

Sono stati diversi i momenti di grande divertimento e familiarità. Pensa che spesso ci siamo visti anche fuori dal set. Alessandra ama il karaoke e quindi spesso ci costringeva tutti ad andare a cantare con lei. Anche se i momenti più divertenti sono stati quelli sul set. All'ultima posa della prima serie, per esempio, un tecnico si è travestito da mia suocera ed è entrato in una scena mentre la giravamo. Oppure, in questa seconda serie, dovevo girare una scena in cui suonavo il sax, io che mai in vita mia ho preso un sax tra le mani. Beh... È stata dura fingere di suonarlo e non ridere.

Qualche giorno fa ti sei rasato in diretta facabook, poi hai postato una foto senza baffi con didascalia “E mo’ chisto chi è?”  …Eh, quindi chi è?

Debutterò il 29 dicembre al Teatro Ghione di Roma, con lo spettacolo A che servono questi quattrini di Armando Curcio. Io e il regista, Peppino Miale Di Mauro, abbiamo convenuto che Vincenzino, il personaggio che andrò ad interpretare, non porterebbe mai i baffi. Mentre me li toglievo, mio figlio Alfredo si è divertito non solo a riprendermi ma anche a pubblicare il video sui social.

E fino a quando sarete in tour con questa commedia?

Fino a metà marzo. Fantastico! Sono felicissimo quest'anno perché, grazie a Dio, faccio lo spettacolo che mi piace, con il regista che mi piace, con il produttore che mi piace e con una compagnia di grandi attori ma soprattutto grandi amici. Magari fosse sempre così questo mestiere!

Che rapporto hai con i social?

Il mio rapporto con i social lo definirei: "fino ad un certo punto". Nel senso che ogni tanto guardo facebook o instagram, ancora meno di “ogni tanto” pubblico qualcosa, però finisce qua. Non riesco e forse non m'interessa dedicarmici oltre e va bene così. Vedo tanti colleghi, molto più giovani di me, che si dedicano veramente tanto a questi mezzi e forse fanno anche bene. La mia passione, però, sta da un'altra parte: sulle tavole di legno. Se avessi voluto trascorrere più tempo davanti ad uno schermo a led, avrei scelto un altro mestiere.

Però presto ti toccherà essere un po’ più attivo sui social perché sta per arrivare sul web Separati, una serie in cui sei protagonista insieme a Paolo Caiazzo e Barbara Foria. Di cosa si tratta?

Io e Paolo, qualche annetto fa, scrivemmo insieme uno spettacolo teatrale che si chiama Separati ma non troppo che raccontava la storia di due separati che avevano deciso, per motivi economici, di vivere in una stessa casa. Il nostro intento era quello di raccontare attraverso la vita di due separati, ovviamente sempre tra una risata e l'altra, la vita, i problemi e le esigenze degli sposati. Cioè parlare degli sposati attraverso i separati. Lo spettacolo andò benissimo e in Campania ancora oggi se ne parla. Già da allora, abbiamo sempre pensato che se ne sarebbe potuta fare una serie. Oggi la Tunnel, nella persona di Nando Mormone, ha deciso di produrla per il web e noi, chiaramente, ne siamo felicissimi. 

Dal comico al drammatico, non ti risparmi, ma quale ruolo credi ti sia più congeniale?

Nasco comico, ho sempre fatto ridere tutti. Già da piccolo. La classe, la scuola, gli amici, non mi sono mai fermato. A scuola ero terribile. Spesso capitava che la professoressa, prima di cominciare la lezione, mi mettesse fuori, senza che avessi fatto niente. Io non soddisfatto, me ne andavo in un'altra classe, prendendomi il nome e cognome di un assente, quando c'era la supplente, sempre per fare casino. Amavo la scuola, non per studiare ma per esprimermi. Insomma per calmarmi ho dovuto fare questo mestiere. Oggi, quella adrenalina la butto fuori in scena davanti alla platea. Infatti spesso dico: "Io non ho scelto la recitazione per passione ma per necessità". Il drammatico, fondamentalmente è stata una scelta del mio padre artistico Renato Carpentieri. Mi diceva che potevo interpretare anche ruoli drammatici e ha cominciato a farmeli fare in alcuni spettacoli. Anche se, devo confidarti che la leggerezza cerco di portarmela ovunque, pure nelle cose più drammatiche.

Hai un curriculum infinito e pieno di lavori importanti, come vorresti arricchirlo ancora?

Lo arricchirei proprio con A che servono questi quattrini magari con la regia di Peppino Miale di Mauro e, il massimo sarebbe se venisse prodotto da Ercole Palmieri. Se poi mi chiamassero per la terza serie de L'Allieva, sarei l'uomo più felice del mondo. Quindi, per ora, sono a metà strada. A parte questo, ho un sogno nel cassetto: ritornare a teatro diretto da Renato Carpentieri. Lui artisticamente mi manca tanto.

C’è stato un ruolo destinato a qualcun altro che poi hanno dato a te e viceversa? 

Tantissimi e viceversa. Ma che ce pensamme a fà...? È acqua passata.

Prendo spunto da Fuori uso, tuo cortometraggio del 2007, ti chiedo quello che chiedi a Gianmarco Tognazzi. “Si è perduta la capacità di desiderare, di immaginare…Tu per esempio lo sai cosa desideri?”

Sono ancora innamorato di mia moglie, ho due figli che sono la mia vita, Corrado il mio cane pure non scarseggia in affetto... Na’ casa nu’ poco cchiù grossa, ma poco però.

Se non avessi fatto l’attore cosa saresti oggi?

Maestro d'asilo. Per avere a che fare con i bambini che sicuramente sono migliori degli adulti e perché si lavora mezza giornata e si fanno tre mesi di vacanza all'anno.





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