Evgenij Onegin

Al teatro San Carlo fino al 9 marzo

    di Teresa Mori

Torna al San Carlo l’opera lirica e lo fa in grande stile con Evgenij Onegin di Pëtr Il’iÄŤ Ä?ajkovskij in programmazione dal 28 febbraio al 9 marzo. Mirabile capolavoro lirico in tre atti e sette quadri, assente al Massimo napoletano dal marzo del 1954, sarà in scena stasera in prima nazionale con la direzione del texano John Axelrod e la regia di Michal Znaniecki. Ä?ajkovskij compose l’opera ispirandosi all’omonimo poema di Puškin che, si narra, lesse in un'unica lunga notte. La storia è quella di un giovane quanto disilluso “dandy”, Evgenij Onegin: orfano, istruito alla francese, scettico, egoista, annoiato di tutto e di tutti e la sua tormentata storia d’amore con Tat’jana. L’ eredità di un vecchio zio porta l’arrogante Evgenij in campagna dove con un altro giovane arricchito, il poeta idealista Lenskij, comincia a frequentare la casa della signora Larin che vive con le due figliuole, Tat’jana e Olga. Romantica e malinconica la prima, vivace e allegra l’altra. Di quest’ultima è fidanzato Lenskij. Tat’jana innamoratasi di Onegin gli confessa il suo amore in una lettera ardente e ingenua, alla quale il cinico “dandy” risponde con una predica morale sui pericoli che corrono le fanciulle che si abbandonano ciecamente al loro desiderio. Come diversivo alla noia Onegin, in una festa da ballo si mette a corteggiare Olga e sfidato da Lenskij lo uccide in duello. Dopo vari anni di peregrinazioni, tornato a Pietroburgo, egli vi ritrova sposa a un generale e gran dama, la Tat’jana provinciale un tempo disprezzata. Accesosi ora di passione Onegin, la corteggia senza risultati, le scrive e finalmente riesce a trovarla sola in casa. Tat’jana gli confessa di amarlo ancora, ma nello stesso tempo gli dichiara fermamente che non tradirà mai l’uomo che le ha dato fiducia sposandola. Romanzo nella trama, poema nella struttura, opera lirica perfettamente riuscita nella romantica trasposizione musicale di Ä?ajkovskij, Onegin approda al San Carlo attraverso il pluripremiato allestimento diretto dal regista polacco Michal Znaniecki in coproduzione con l’Opera di Cracovia, Bilbao e Poznan Opera. Il regista polacco, che firma anche i costumi, sceglie l’acqua come elemento portante del suo allestimento rendendola immagine scenica dell’evoluzione interiore e degli stati d’animo dei personaggi. “Il cuore di Onegin,– spiega Znaniecki - come una grande forma di ghiaccio,si scioglie nel corso della storia. Così anche si scioglie la scenografia per arrivare al palcoscenico allagato nel finale,in cui il cinismo di Onegin esplode in una scena piena di emozioni e abbandono. Una metafora che anche per il pubblico non avvezzo alla letteratura russa può essere leggibile e toccante. Le betulle ghiacciate che perdono le loro lacrime, il grande lampadario di cristalli che si scioglie sopra Tat'jana rispecchiando la sua anima sono alcuni elementi che seguono coerenti questa lettura della messa in scena. L'acqua che passa tra le mani di Onegin definisce la sua disperazione”. Onegin è quindi principalmente una storia d’amore impossibile, di giovanili speranze e cocenti delusioni, la narrazione dell’accendersi della passione in una sprovveduta giovane donna, il rifiuto da parte del cinico Onegin e infine la scelta dell’onore rispetto al vero amore. Tutti questi elementi drammaturgici insieme ad una strumentazione perfetta rendono quest’opera emozionante e senza tempo adatta ad un pubblico di tutte le età che saprà certamente identificarsi coi personaggi grazie alla bellezza della musica e la tragicità della storia raccontata





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