Le bugie

I fuochi del 1 gennaio e il Paradiso perduto

    di Amedeo Forastiere

Quante sono le bugie? Credo che nessuno mai le abbia contate, anche se in tanti ci siamo finiti dentro, sia come vittime sia come autori. Sembra eccessivo definire chi racconta una bugia carnefice, ma valutandole ci accorgeremo che ci sono quelle da veri criminali.

Non voglio entrare nella polemica politica e fare del populismo, ma andiamo un po’ indietro nel tempo, nemmeno tanto remoto. Quante volte i potenti della terra, quelli che decidono la sorte dei popoli e spesso li trascinano in una feroce guerra con la promessa di una vita migliore (di solito nessun popolo lo chiede) lo fanno solo ed esclusivamente per aumentare il proprio potere politico economico. In questo caso le bugie sono criminali, considerando le tante vittime che inevitabilmente ci sono in ogni guerra.

L’essere umano inizia presto a raccontare le bugie, sin dalla tenera età. Il bambino di nascosto "ruba" la cioccolata, la madre lo scopre e al rimprovero lui, con la bocca ancora sporca di nutella, dice: no mamma ti giuro non ho preso la cioccolata. Ci viene da ridere!

Poi le piccole bugie a scuola, quando il professore ci vuole interrogare, ma noi siamo impreparati e diciamo: ieri ho avuto un forte mal di testa che non sono riuscito a studiare. La verità è che eravamo fuori a giocare con gli amici. E questa è un’altra bugia innocua, da bambini un po’ cresciutelli.

Da fidanzati quante se ne dicono. Qui, se volessimo fare una classifica, le ragazze supererebbero i maschietti di molto. Non ve la prendete, poiché raccontare una bugia fa parte del fascino di ogni donna, la rende misteriosa, e come dice una canzone che parla di loro: e se diciamo una bugia, è una mancata verità!

Quella attribuita agli uomini, la più colossale è nei versi d’amore che Cristiano declamava sotto il balcone alla bella Rossana. Anche quella era una bugia, i versi li suggeriva Cyrano De Bergerac. Potrei dire: cosa non si fa per conquistare una donna…

Quante volte ci è capitato di arrivare tardi in ufficio e rifilare al capo che ci rimprovera un: ho trovato tanto traffico, ho bucato una ruota, ho avuto un tamponamento sa il tempo per prendere le generalità…e così via. Mentre la verità era semplicemente che non ci andava di alzarci dal caldo letto quella fredda mattina. Queste potremmo chiamarle: bugie quotidiane.

Ci sono anche quelle pesanti, che la nostra legge definisce truffa. Sì, perché se analizziamo la truffa, altro non è che una grossa bugia. Ti vendono delle azioni dicendoti che sono buone e che guadagnerai tanto; mentre chi vende sa bene che non è così. Quella è sì una truffa, ma presa con l’inganno della bugia.

Poi c’è quella processuale, non so quanti di voi si sono trovati imbrigliati in un processo penale. Un mio amico, Massimo, si trovò, per una circostanza tutta particolare ma troppo lunga a raccontarla, coinvolto in un processo penale. Lui affermava la verità, e cioè che non sapeva niente dell'accusa che gli faceva il PM. Niente, non era creduto non solo dal pubblico ministero, ma anche da chi lo doveva giudicare. Così, come spesso accade durante un processo penale, il giudice chiese una pausa di pochi minuti, il suo avvocato ne approfittò, si appartò con il cliente dicendogli: il giudice non ti crede. E lui: ma io sto dicendo la verità. L’avvocato: tu devi dichiarare la verità processuale. L’amico Massimo rispose: allora devo dire una bugia? E l’avvocato: no, si chiama verità processuale. Questa chiamiamola: bugia legale.

Personalmente credo che chi racconta una bugia sia persona che non ha il coraggio di dire la verità. Di affrontare la realtà. In alcuni casi c’è poco da essere coraggioso, allora si ricorre alla pietosa bugia. Un mio amico, Carmine, ebbe la moglie con il male infame, litigò con il medico che le voleva dire la verità sulla sua malattia dopo aver fatto tutti gli accertamenti che non davano alcuna speranza di guarigione. Carmine replicò al medico di non essere d’accordo, si arrabbiò addirittura, dicendo: ma come si fa a dirle che ha meno di un anno di vita?

Per il medico era normale, per Carmine no. Così la portò a casa. Raccontandole tante bugie, rassicurandola che il male sarebbe stato sconfitto (lui sapeva bene che non era così) e la moglie gli credeva, e a ogni bugia pietosa il suo volto s’illuminava di speranza.

Chiudo, per non lasciarvi l'amaro in bocca, non con una bugia, ma con una verità che fu presa come bugia, alquanto divertente.

Vi racconto brevemente di un altro mio amico, Crescenzo, che noi tutti chiamavamo o’ sciupafemmine, o se preferite portatore sano di piacere. Mi raccontò che una sera tornò a casa tardi, avevano ospiti a cena e la moglie lo rimproverò domandandogli: a quest’ora vieni? Qua tutti stanno aspettando te, ma dove sei stato tutto sto tempo?

Crescenzo con molta nonchalance rispose: sono stato con una donna! La moglie: va be’ da te non si può mai sapere la verità, sempre bugie! Crescenzo aveva detto la verità a sua moglie, ma non fu creduto.

Siamo talmente abituati al falso che la verità spesso è presa per bugia.

Alla prossima ragazzi.





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